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| La danza (Matisse 1910) |
Nell’epoca
digitale
il termine connessione ha assunto sempre più un’accezione relativa
agli ambiti tecnologici ed informatici. Salvo rare eccezioni infatti, adesso si
è quasi tutti connessi on-line, in un’altra realtà virtuale, con una specifica
identità costruita ad hoc ed un numero definito di persone con cui entrare in
contatto, scambiandosi like, link, file, ecc.
Su
quanto tutto questo stia cambiando le persone ed il loro modo di entrare in
relazione con gli altri e sugli effetti che potrebbe avere sul benessere
psicologico di ognuno, si potrebbe scrivere tanto. Tuttavia, l’intento di
questo articolo è quello di recuperare l’accezione più antica del termine
“connessione” il quale deriva dal verbo latino “cum-nectere” che significa
unire insieme, intrecciare, congiungere strettamente.
Penso,
ad esempio, a G. Bateson, un grande biologo e antropologo, che ipotizzava
connessioni tra esseri viventi rintracciando somiglianze e differenze nella
loro struttura corporea: “Quale struttura connette il granchio con l’aragosta,
l’orchidea con la primula e tutti e quattro con me?” (G. Bateson, 1984); o al
concetto d’ “inconscio collettivo” ideato da Jung, una sorta di memoria
universale comune a tutto il genere umano che, oltrepassando l’inconscio
individuale, spiegherebbe alcuni comportamenti ed il sentire dell’uomo, inteso
come “specie”; o a Sant’Agostino che vedeva gli esseri viventi tutti
inesorabilmente connessi, pensando ad una Divinità insita in ogni cosa, con la
sua invisibile e immutabile bellezza. Si potrebbe perfino pensare alle
interessanti teorie più recenti sulla meccanica quantistica, le quali
ipotizzano l’esistenza di particelle ed energie invisibili in continuo
movimento che aprirebbero scenari affascinanti sul microcosmo, un mondo che
farebbe da sfondo alle nostre vite e relazioni e che ci vedrebbe connessi più
di quanto nemmeno noi sappiamo.
Mi
piace mettere accanto queste semplici idee e complesse teorie, trovarne gli
accordi e le risonanze e leggerle in una chiave squisitamente psicologica.
L’idea di appartenere a più ampi sistemi viventi tra loro interconnessi (dalla
famiglia fino all’intero genere umano o addirittura ad altre specie animali e
vegetali) conduce, ad esempio, alla consapevolezza di non essere soli nel mondo
ed alla responsabilità che ciascuno ha nei confronti del proprio ambiente, da
cui scaturisce anche il proprio benessere.
Con i
nostri atteggiamenti e comportamenti influenziamo inevitabilmente il contesto
in cui viviamo, e, in un rapporto circolare, veniamo inevitabilmente
condizionati da esso.
E
ancora : “Qual' è il mio contributo per migliorare o peggiorare la qualità delle
mie connessioni?”.
Talvolta
attiriamo relazioni o siamo attratti da contesti che riflettono il nostro stato
interno e che in qualche modo “risuonano” con noi, per somiglianza o
differenza. E’ difficile trovare amore se non ci sente amabili, trovare amici
se non ci si sente amichevoli, trovare un buon lavoro se non ci si sente in
grado di occupare quella specifica posizione professionale.
Talvolta
instauriamo relazioni che stimolano il nostro potenziale ancora inespresso o
che ci spingono verso una crisi che ci aiuta comunque a crescere, ma solo
quando siamo veramente pronti.
Non può avvenire alcunché in perfetta solitudine
all’interno di una stanza: solo all’interno di una connessione in cui entrambe
le parti giocano un ruolo determinante, si possono verificare crescita e
cambiamenti.
Mi
piace anche l’idea di rispolverare le vecchie modalità e gli altri luoghi
attraverso cui si entra in connessione, che non siano solo la tastiera, il
mouse o un click, per quanto utilissimi e ormai imprescindibili nella vita
quotidiana di ognuno, ma anche e soprattutto le nostre case, le piazze, gli
autobus, i teatri, ecc. E che non sia solo un like o un dislike ma anche e
soprattutto uno sguardo, un saluto, un sorriso, una stretta di mano, un
abbraccio.
Talvolta
è bene staccare gli occhi dallo schermo, uscire dalla stanza e mettersi in
gioco accettando la complessità, i rischi e la bellezza delle connessioni
reali, perché siamo tutti sempre connessi, ma in tanti infiniti modi, non
scordiamocelo!
Dott.ssa Stefania
Attanasi
Bibliografia
Bateson G. Mente e Natura, Introduzione. Adelphi,
Milano, 1984.
Young C. Gli archetipi dell'inconscio collettivo. Borringhieri, Torino, 1977